Guida pratica per chi tiene alla salute del pianeta, e vuole capire cosa c'entra il digitale.
Liberamente tratte dal libro Le Ricette di Sloweb di Mauro Munzi, con l’introduzione di Marco Pozzi e la postfazione di Pietro Jarre, edito da EDT. In libreria e negli store digitali a marzo 2027.
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Il digitale non è invisibile
Ogni e-mail che non cancelliamo, ogni video in streaming, ogni smartphone sostituito prima del necessario lascia una traccia fisica nel mondo: consuma energia, emette CO₂, esaurisce risorse rare. Non è una metafora: è una catena fisica di conseguenze reali.
L'impatto del digitale è però anche sociale: i dati che disperdiamo ogni giorno costruiscono un profilo di noi sempre più preciso, usato per orientare le nostre decisioni di acquisto, le nostre opinioni, persino il nostro voto.
Questo libro non è un manuale tecnico. È una raccolta di ricette pratiche per chiunque usi internet: azioni concrete e immediate che, sommate, fanno una differenza reale. Come in cucina: non serve diventare chef. Basta conoscere qualche ricetta buona — e avere voglia di cucinarla.
A cura di
sloweb, Associazione per l'etica e la sostenibilità digitale
Con il contributo di esperti, attivisti e comunità di tutto il mondo che credono in una tecnologia sobria, pulita e giusta.
Per chi è questo libro
Per chi già si preoccupa del clima e vuole capire cosa c'entra il suo smartphone. Per chi usa internet ogni giorno senza sapere quanto pesa. Per chi vuole fare la cosa giusta: e ha solo bisogno di sapere come.
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Indice
Sezione A, Azioni quotidiane del cittadino digitale
Dieci ricette pratiche per ridurre l'impatto del tuo digitale quotidiano: dalla casella e-mail al software che usi, dai dispositivi all'intelligenza artificiale, fino a come mettere in ordine il tuo futuro digitale. Nessuna richiede competenze tecniche.
✦ Le ricette di Sloweb · Ricette per un digitale più sano ✦
01
Ricetta #1E-mailEnergiaCO₂
Le e-mail che non cancelliamo mai
Una casella piena non è solo disordine. È energia sprecata, consumata ogni giorno, in silenzio.
333
miliardi di e-mail ogni giorno
È giovedì pomeriggio. Apri la posta: 3.847 messaggi non letti. Almeno tremila non li aprirai mai. Ma sono tutti lì, su un server da qualche parte nel mondo, che consumano elettricità ventiquattr'ore su ventiquattro: anche mentre dormi, anche mentre sei in vacanza, anche quando non hai aperto Gmail da una settimana.
Non è un problema di disordine. Ogni messaggio occupa spazio fisico su un server che richiede corrente, raffreddamento, manutenzione. Un'infrastruttura costantemente accesa per conservare ricevute di acquisti del 2019, notifiche di app che non usi più e newsletter che non hai mai letto.
Una singola e-mail con un allegato pesa quanto tenere accesa una lampadina per 25 minuti.
Moltiplicato per i 333 miliardi di e-mail spedite ogni giorno nel mondo, il problema prende una dimensione difficile da ignorare. Le nostre caselle sono piccoli data center personali: e i data center sono tra i maggiori consumatori di energia del pianeta.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàFacile ★☆☆
Tempo1–2 ore
CostoZero €
CO₂ risparmiatafino a 23 kg/anno
Ingredienti
💻
Un computer connesso
⏱
Un'ora senza interruzioni
🔍
La funzione "Cerca" del tuo client e-mail
💪
Coraggio nel premere "Elimina tutto"
📅
Un promemoria mensile per ripetere
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La ricetta, passo per passo, è nel libro Le Ricette di Sloweb di Mauro Munzi, edito da EDT: in libreria e negli store digitali a marzo 2027.
✦ Le ricette di Sloweb · Ricette per un digitale più sano ✦
02
Ricetta #2SmartphoneHardwareTerre rare
Il tuo smartphone ha già inquinato
L'80% dell'impronta ecologica avviene prima ancora che tu lo accenda per la prima volta.
83 kg
di CO₂ già emessa al momento dell'acquisto
Dentro al tuo smartphone ci sono circa 70 materiali. Eccone 5 che probabilmente non conosci.
CoCobaltoBatteria. Il 70% viene dalla Rep. Dem. del Congo.
LiLitioAccumulatore. Estratto da saline in Cile e Argentina.
NdNeodimioTerre rare per altoparlanti. Quasi tutto dalla Cina.
TaTantalioCondensatori. Spesso estratto in zone di conflitto.
AuOroConnettori elettrici. Ogni smartphone ne ha ~0,03g.
C'è un momento di puro piacere nel togliere il cellophane a uno smartphone nuovo. L'oggetto è freddo, preciso, immacolato: sembra nato dal niente. In realtà viene da molto lontano.
Ogni smartphone è il risultato di una catena lunghissima: miniere in Congo, fonderie in Cina, fabbriche in Vietnam, container che attraversano oceani. L'80% dell'impronta ambientale totale è già avvenuta prima ancora che il corriere suoni al citofono.
Produrre uno smartphone emette quanto fare un viaggio in auto da Milano a Napoli e ritorno.
La risposta non è rinunciare allo smartphone. È tenerlo più a lungo. Ogni anno in più di utilizzo diluisce quella montagna di emissioni già emesse, e rimanda il costo ambientale del prossimo acquisto.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàFacile ★☆☆
TempoUna decisione
CO₂ risparmiata40–60 kg
Ingredienti
📱
Lo smartphone che già possiedi
🔋
Una sostituzione di batteria (30, 50€)
♻️
Oppure: uno smartphone ricondizionato
🧠
La consapevolezza che "nuovo" non è sempre meglio
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✦ Le ricette di Sloweb · Ricette per un digitale più sano ✦
03
Ricetta #3StreamingVideoData center
Quella serata su Netflix ha una coda di CO₂
Ogni video percorre migliaia di km di cavi e attraversa enormi data center prima di arrivare sul tuo schermo.
60%
del traffico internet mondiale è video streaming
🏭
Data center
fibra
🔀
Router
CDN
📡
Provider
WiFi/4G
📺
Il tuo schermo
CO₂
🌍
Atmosfera
Sul divano, serie preferita, schermo nel buio. Sembra il momento più immobile della giornata. Ma in quel preciso istante, migliaia di chilometri di cavi, decine di router e interi edifici pieni di server stanno lavorando, solo per te.
Ogni secondo di video percorre una strada invisibile: dal data center alla fibra ottica, al provider internet, all'antenna WiFi di casa, fino al pixel sullo schermo. Ogni passaggio consuma energia elettrica. Molta più di quanto si pensi.
Un'ora di streaming in 4K equivale, per emissioni, a guidare per circa 4 km in auto.
Il problema è la scala: solo Netflix serve ogni giorno oltre 200 milioni di abbonati in tutto il mondo. Lo streaming video da solo rappresenta il 60% di tutto il traffico internet globale: e quella percentuale cresce ogni anno.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàFacile ★☆☆
Tempo2 minuti
Impatto annuofino a -30 kg CO₂
Ingredienti
📺
Il servizio streaming che già usi
⚙️
Impostazioni qualità: Full HD invece di 4K
💻
Schermo piccolo quando possibile
🎵
Audio al posto del video quando non guardi davvero
📥
Funzione "scarica per dopo"
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══════════════════════════════════════════════════════ RICETTA 04, DATI
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✦ Le ricette di Sloweb · Ricette per un digitale più sano ✦
04
Ricetta #4Dati personaliCookiePrivacy
Ogni giorno regali migliaia di informazioni su te stesso
Non le vedi. Non le senti. Ma costruiscono un ritratto di te più preciso di quello che hai nella tua immaginazione.
4.000+
aziende raccolgono dati su di te senza che tu lo sappia
Cosa viene raccolto su di te, ogni volta che vai online →
📍PosizioneDove sei, dove vai, con chi
🛍AcquistiCosa compri, quanto spendi
❤️SaluteRicerche, app, sintomi
🔍InteressiCosa cerchi, cosa leggi
🗳Idee politicheSiti, condivisioni, like
👥RelazioniCon chi parli e quanto spesso
Quando clicchiamo "Accetta tutti" lo facciamo quasi per riflesso: meno di un secondo, poi si va avanti. Ma quella scelta ha conseguenze che durano anni.
In quel momento diamo il via libera a decine di aziende (spesso più di cento per singolo sito) a raccogliere informazioni su di noi. Queste vengono aggregate, rivendute, usate per costruire un profilo sempre più preciso: dove sei stato, cosa hai cercato, con chi parli, quanto sei disposto a pagare.
I dati non sono il "nuovo petrolio". Sono qualcosa di più intimo: sono la nostra identità, trasformata in merce.
Non si tratta solo di pubblicità mirata. Si tratta di conoscere in anticipo le nostre vulnerabilità: e di usare questa conoscenza per orientare le nostre decisioni, spesso senza che ce ne accorgiamo.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàMedia ★★☆
Tempo setup30 minuti
CostoZero–5€/mese
Ingredienti
🦊
Firefox o Brave come browser
🛡
Estensione uBlock Origin (gratuita)
🔎
DuckDuckGo come motore di ricerca
✉️
E-mail "usa e getta" per le iscrizioni
📱
Revisione permessi app (30 min una tantum)
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05
Ricetta #5SoftwareOpen SourceEfficienza
Il software che usi ha un peso che non vediamo
Ogni app installata, ogni aggiornamento automatico, ogni tab aperta: energia reale consumata in silenzio.
77%
del software aziendale non viene mai usato
Apri il tuo computer. Quante applicazioni hai installato che non usi da mesi? Probabilmente più di quante pensi. Ognuna di esse gira in silenzio in background: si aggiorna, si sincronizza, invia dati ai server del produttore. Tutto questo consuma elettricità reale, anche quando non stai facendo nulla di visibile.
Uno studio di Microsoft ha rilevato che il 77% del software aziendale installato non viene mai utilizzato. Non "poco usato": proprio mai. Eppure continua a girare, ad aggiornarsi, a consumare cicli di CPU e banda come un motore lasciato acceso in garage.
Un computer tenuto in standby con 20 app in background consuma fino a 4 volte più di uno ottimizzato, anche senza fare nulla di visibile.
Preferire software leggero e open source non è una scelta ideologica: è una scelta concreta con impatto misurabile. Il software libero tende a essere più efficiente, più longevo, e non ha incentivi commerciali a spingere aggiornamenti inutili che appesantiscono i dispositivi e accelerano l'obsolescenza.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàMedio ★★☆
Tempo30–60 min
CostoZero €
CO₂ risparmiatafino a 15 kg/anno
Ingredienti
📋
Lista delle app installate
⏱
Un'ora libera
🔍
Curiosità verso alternative leggere
🌿
Apertura verso l'open source
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06
Ricetta #6AttenzioneNotificheBenessere digitale
Quante volte l'hai guardato oggi?
Ogni notifica è progettata per interromperti. Ogni like è una micro-dose di dopamina. Riprenditi il tuo tempo di attenzione.
160
volte al giorno gli italiani controllano lo smartphone
Prova a ricordare l'ultima volta che hai aspettato qualcosa, anche pochi minuti, senza guardare il telefono. Un semaforo rosso, l'ascensore, i tre minuti in cui il caffè si raffredda. Per la maggior parte delle persone, la risposta è «non ricordo». Non perché non ci siano più momenti di attesa: ci sono, esattamente come prima. È che la mano va verso la tasca prima ancora che si formi qualcosa che si possa chiamare decisione cosciente.
Non si tratta di pigrizia né di mancanza di forza di volontà: è il risultato prevedibile di un sistema progettato con grande precisione per produrre esattamente questo comportamento. Lo smartphone è il dispositivo più sofisticato mai costruito per catturare e trattenere l'attenzione umana; le applicazioni che contiene sono il prodotto di miliardi di euro di ricerca orientati a un unico obiettivo: fare in modo che tu continui a usarle il più a lungo e il più spesso possibile.
Lo scrolling infinito, brevettato nel 2006 da Aza Raskin, produce oggi 200.000 ore di utilizzo non intenzionale al giorno nel mondo. Il suo stesso inventore ne ha chiesto pubblicamente la rimozione. Nessuna piattaforma lo ha eliminato.
Gli italiani controllano lo smartphone in media 160 volte al giorno: molti di questi sblocchi durano meno di trenta secondi e terminano senza aver fatto nulla di rilevante. Ogni notifica che interrompe il flusso di lavoro richiede al cervello tra i quindici e i venti minuti per tornare al livello di concentrazione precedente; secondo le ricerche disponibili, fino al 40% della giornata produttiva di un lavoratore connesso viene eroso dalle interruzioni digitali.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàFacile ★☆☆
Tempo30 min di setup
CostoZero €
ImpattoAttenzione + sonno
Ingredienti
📱
Le impostazioni del telefono (Notifiche, Tempo di utilizzo)
⏰
Una sveglia tradizionale
🪟
Una finestra di venti minuti al giorno senza schermo
💬
discutine con i tuoi colleghi in Azienda
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══════════════════════════════════════════════════════ RICETTA 07, SERVIZI WEB
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✦ Le ricette di Sloweb · Ricette per un digitale più sano ✦
07
Ricetta #7WebDesign sobrioHosting verde
Il sito che visiti ogni giorno potrebbe consumare quanto un frigorifero
Non tutti i siti web sono uguali. Peso del codice, hosting energivoro, tracker invisibili: il web ha un'impronta che non si vede.
900
Mt CO₂/anno da internet — quanto l'aviazione globale
Apri un sito di notizie qualsiasi. Mentre la pagina carica, stanno accadendo decine di cose invisibili: script di tracciamento che si attivano, immagini non compresse che arrivano da server lontani, plugin inutilizzati che consumano CPU. Quel sito pesa forse 5 megabyte. Ogni volta che ci vai. Una homepage piena di tracker è l'equivalente digitale di lasciare tutte le luci di casa accese quando esci.
Il problema non riguarda solo gli utenti: riguarda chi progetta i siti, chi sceglie l'hosting, chi installa quindici plugin quando ne basterebbero tre. Ma anche come utenti possiamo fare scelte che premiano i servizi più sobri: e segnalare agli altri quando un sito è pesante senza ragione.
Un sito web "medio" emette circa 1,76 g di CO₂ per ogni visualizzazione di pagina. Moltiplicato per milioni di visite al giorno, i numeri diventano significativi.
Strumenti come websitecarbon.com permettono di misurare l'impronta di qualsiasi sito in pochi secondi. I siti ospitati su server alimentati da rinnovabili emettono fino al 90% in meno. Il Green Web Foundation mantiene un registro pubblico e verificato dei provider con hosting verde.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàMedio-alto ★★★
Tempo2–4 ore
CostoBasso
CO₂ risparmiatavariabile
Ingredienti
🌐
websitecarbon.com (gratuito)
🟢
thegreenwebfoundation.org
🔒
uBlock Origin (per bloccare tracker)
📏
PageSpeed Insights di Google
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08
Ricetta #8AziendaCDRGovernance
La tua azienda ha una politica digitale responsabile?
La Corporate Digital Responsibility non è solo per le grandi tech company. È per ogni organizzazione che usa strumenti digitali, cioè tutte.
12%
delle PMI italiane ha una politica CDR formale
Immagina un'azienda che usa decine di strumenti digitali ogni giorno (e-mail, videoconferenze, software gestionale, archiviazione remota) ma non ha mai misurato quanto tutto questo pesa. Non sa quanta energia consuma il suo IT, non ha politiche chiare sui dati dei clienti, non conosce i termini del contratto con il suo fornitore di servizi remoti. È la norma, non l'eccezione.
Ogni organizzazione che usa strumenti digitali produce un impatto: su quanti dati raccoglie, come li protegge, quanto energia consuma l'infrastruttura, se i dipendenti sono esposti a tecnostress, se i sistemi IA in uso amplificano bias discriminatori. La Corporate Digital Responsibility (CDR) è l'insieme di valori e pratiche per gestire tutto questo in modo consapevole.
La cultura aziendale è "ciò che accade quando i manager lasciano la stanza". Una CDR solida non è un documento PDF in una cartella dimenticata: è un insieme di abitudini radicate nel quotidiano.
Sloweb sostiene che la CDR debba essere integrata nel modello di business, non aggiunta come decorazione. Un'organizzazione che gestisce responsabilmente i dati dei clienti, sceglie fornitori di archiviazione remota con energie rinnovabili e forma il personale sull'uso consapevole del digitale ottiene vantaggi concreti: più fiducia, minori rischi legali, risparmi reali.
Scheda ricetta
Valori per porzione (azienda)
DifficoltàAlto ★★★
Tempo3–6 mesi
CostoBasso–medio
Valore creatoReputazione + risparmio
Ingredienti
📋
Audit dell'impatto digitale attuale
👥
Coinvolgimento del management
📝
Linee guida scritte e condivise
🎓
Formazione per tutto il personale
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09
Ricetta #9IASostenibilitàConsapevolezza
L'IA che usi ogni giorno ha già bevuto 700.000 litri d'acqua
L'intelligenza artificiale non è solo algoritmi. È acqua per raffreddare i server, elettricità per milioni di calcoli, e il lavoro invisibile di migliaia di persone.
550t
CO₂ emessa per addestrare GPT-3 una volta sola
Digiti una domanda. In meno di un secondo arriva una risposta articolata, fluente, apparentemente ragionata. Sembra magia. In realtà è il frutto di un processo che ha consumato risorse enormi: addestrare GPT-3 ha emesso l'equivalente di 550 tonnellate di CO₂. Ogni singola richiesta a un grande modello consuma da 10 a 100 volte più energia di una normale ricerca web.
Ma il costo non è solo energetico. I data center dell'IA consumano acqua in quantità enormi per il raffreddamento. E dietro ogni modello c'è un esercito invisibile di lavoratori (spesso in paesi in via di sviluppo) che etichettano dati, moderano contenuti violenti, correggono errori: lavoro precario, mal pagato, psicologicamente logorante.
Ogni risposta di un grande modello linguistico richiede circa 500 millilitri di acqua per il raffreddamento dei server. Per un utente che fa cento richieste al giorno, sono 50 litri: quanto la metà del consumo domestico quotidiano.
Questo non significa che l'IA vada evitata. Significa che va usata con consapevolezza: scegliendo modelli più piccoli ed efficienti quando bastano, preferendo strumenti trasparenti sui loro impatti, non delegando all'IA compiti che un umano può fare meglio, e con meno risorse.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàMedio ★★☆
TempoCambiamento graduale
CostoZero €
ImpattoCulturale + energetico
Ingredienti
🤔
La domanda: "Serve davvero l'IA?"
📊
Conoscenza dei costi nascosti
🎯
Uso intenzionale, non automatico
🔍
Curiosità per i modelli leggeri
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10
Ricetta #10Eredità digitalePrivacyPianificazione
Cosa succede ai tuoi dati quando non ci sei più
Hai centinaia di account, anni di foto, messaggi, ricordi digitali. Nessuno sa come accederci. È ora di occuparsene, prima che sia troppo tardi.
<5%
degli utenti ha attivato strumenti di eredità digitale
Tua madre muore. Il suo iPhone è bloccato. Dentro ci sono anni di foto, messaggi vocali, un diario digitale che non sapevi nemmeno esistesse. Provi a chiamare Apple: ti chiedono un certificato di morte, un atto notarile, la prova che sei il legittimo erede. Mesi di attese, moduli, rifiuti. E alla fine, in molti casi: niente.
Non è un caso raro. Ogni anno muoiono in Italia circa 600.000 persone. Quasi tutte con uno smartphone, uno o più account e-mail, anni di foto in archivi remoti, abbonamenti digitali attivi. Eppure meno del 5% ha mai attivato uno strumento di eredità digitale: e la legge italiana non offre ancora tutele adeguate.
Non è solo una questione pratica. I dati sono una testimonianza della vita: meritano lo stesso rispetto che diamo a una lettera manoscritta o a una fotografia di carta.
C'è poi un paradosso che pochi conoscono: quei film su iTunes, quegli ebook su Kindle, quella playlist curata in vent'anni: non esistono giuridicamente. Quando compri un contenuto digitale, non acquisti l'oggetto: acquisti una licenza personale che si estingue con te. I tuoi eredi riceveranno i tuoi dispositivi fisici, ma non il diritto legale ai contenuti che hai pagato.
Scheda ricetta
Valori per porzione
DifficoltàFacile ★☆☆
Tempo2–3 ore una tantum
CostoZero €
ImpattoTranquillità + protezione
Ingredienti
📋
Un inventario dei tuoi account principali
👤
Una persona di fiducia come erede digitale
🔐
Un password manager con emergency access
✍️
30 minuti su Apple, Google, Facebook
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La ricetta, passo per passo, è nel libro Le Ricette di Sloweb di Mauro Munzi, edito da EDT: in libreria e negli store digitali a marzo 2027.
B
✦ Sezione B
I grandi impatti e le soluzioni urgenti
Tre capitoli di sistema: l'impatto ambientale, sociale, economico e politico del digitale. Non azioni individuali, ma quadri collettivi, per capire il contesto e scegliere da che parte stare.
Il digitale non è pulito: inquina quanto l'aviazione globale
Le emissioni del settore digitale rappresentano il 4% del totale globale di CO₂, e stanno crescendo più velocemente di qualsiasi altro settore.
4%
delle emissioni globali di CO₂ dal digitale
Il paradosso del digitale è che sembra immateriale. I file non pesano, le e-mail non fumano, i video non bruciano carburante. Il settore digitale nel suo insieme produce oggi circa il 4% delle emissioni globali di CO₂, più dell'aviazione civile mondiale. E, a differenza dell'aviazione, sta crescendo esponenzialmente.
L'impronta ambientale si distribuisce su tre livelli: la produzione dell'hardware (la fase più impattante, con l'estrazione di minerali rari e l'industria manifatturiera elettronica), il consumo energetico dei data center (circa il 30% delle emissioni digitali, e in rapida crescita per l'IA), e la rete di trasmissione dei dati.
I data center stanno diventando i nuovi stabilimenti siderurgici: consumatori enormi di energia, spesso invisibili al pubblico, spesso non alimentati da rinnovabili.
Le soluzioni esistono, e alcune sono già accessibili oggi. Hosting verde, software design frugale, politiche di right to repair, standard di efficienza energetica: non servono solo atti individuali, ma infrastrutture, regolamentazioni e cultura professionale che trasformi il digitale da problema a parte della soluzione climatica.
Inquadramento
Il problema in cifre
Emissioni digitali4% CO₂ globale
Crescita annua+6% ogni anno
Quota hardware57% del totale
Data center200 TWh/anno globali
Tre livelli di intervento
👤
Individuale: dispositivi e abitudini
🏢
Organizzativo: CDR e scelte tech
🏛
Politico: regolamentazione e standard
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Chi ha etichettato le immagini per l'IA che usi? Pagato 2 dollari l'ora
L'impatto sociale del digitale non riguarda solo chi subisce i bias degli algoritmi. Riguarda chi ha costruito quei sistemi nell'ombra, e chi ci vive immerso ogni giorno.
3.5
miliardi di persone usano i social media ogni giorno
Da qualche parte in Kenya, un ragazzo guarda immagini tutto il giorno. Immagini di violenza, di abuso, di contenuti che nessuno dovrebbe vedere. Le classifica, le etichetta, le approva o rifiuta. Per un dollaro o due l'ora. Questo lavoro: invisibile, non riconosciuto, spesso traumatizzante: è il fondamento su cui girano i sistemi di intelligenza artificiale che usiamo ogni giorno.
Ma l'impatto sociale del digitale non si ferma qui. Riguarda la assuefazione algoritmica: piattaforme progettate per massimizzare il tempo di attenzione usando le stesse tecniche psicologiche delle slot machine. I bias degli algoritmi che discriminano nelle assunzioni, nei prestiti bancari, nelle sentenze penali. Il divario digitale che esclude anziani, poveri, persone con disabilità.
Il social media è come una foresta oscura: se i cittadini continuano a usarla senza comprendere i meccanismi di manipolazione, rischiano di perdersi, e di essere perduti.
Sloweb propone un'alfabetizzazione digitale che vada oltre il saper "usare" uno strumento: capire i meccanismi di persuasione, riconoscere i pattern di manipolazione, scegliere consapevolmente quanto tempo si cede agli algoritmi. Una scelta, non un’assuefazione.
Inquadramento
Il problema in cifre
Click workers globali> 5 milioni di persone
Salario medio$1–3 USD/ora
Adolescenti e social+40% rischio depressione
Digital divide EU37% adulti senza skills
Tre dimensioni del problema
⛏
Lavoro invisibile nell'IA
📱
Dipendenza e design manipolativo
⚖️
Bias algoritmici e discriminazione
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══════════════════════════════════════════════════════ RICETTA 13, B3 IMPATTO ECONOMICO E POLITICO
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✦ Le ricette di Sloweb · I grandi impatti ✦
13
Sezione B · 3EconomiaMonopolioDemocrazia
Cinque aziende controllano il 90% del cloud mondiale
La concentrazione del potere digitale non è un problema tecnico. È una questione di democrazia, sovranità e giustizia economica globale.
90%
del cloud mondiale in mano a 5 aziende
Amazon, Microsoft, Google, Alibaba, Salesforce. Cinque nomi controllano la quasi totalità dell'infrastruttura cloud su cui girano i servizi digitali di governi, ospedali, università, aziende di tutto il mondo. Questa concentrazione non è il risultato di una competizione libera: è il prodotto di un modello economico che premia il monopolio di piattaforma, dove chi arriva primo costruisce reti di vincolo difficili da scardinare.
L'impatto sull'economia è profondo. L'IA sta accelerando la sostituzione di lavori di routine a velocità senza precedenti, in settori che toccano milioni di persone. La disinformazione digitale destabilizza processi democratici in tutto il mondo. La concentrazione dei dati crea asimmetrie di potere inedite tra chi possiede l'infrastruttura e chi ci vive dentro.
L'Europa sta cercando di affermare la sovranità digitale, non solo come questione tecnica, ma come pilastro della democrazia. Il GDPR è stato solo l'inizio.
Le soluzioni richiedono azione politica collettiva. Ma anche le scelte individuali (quale cloud usare, da quale piattaforma dipendere, che software adottare in azienda) sono atti politici concreti che contribuiscono a costruire o smantellare questi monopoli.
Inquadramento
Il problema in cifre
Quota Big 5 cloud~90% del mercato
Posti lavoro IA (2030)-85 milioni stimati
Ricavi grandi aziende tecnologiche (2024)> 1.000 miliardi $
Tassazione effettivaspesso < 5%
Tre livelli di risposta
🇪🇺
Regolamentazione: DSA, DMA, AI Act
🏢
Organizzativo: open source, sovranità
👤
Individuale: scelte consapevoli
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Tredici ricette. Un mondo più leggero.
Dieci azioni individuali, tre visioni di sistema. Il digitale è diventato il problema che è perché è cresciuto senza che nessuno ci chiedesse cosa volevamo. Cambiarlo richiede esattamente quello che hai appena fatto leggendo: capire.
Il passo successivo è fare. E poi raccontare. Come in cucina: le migliori ricette si tramandano: e si aggiornano quando si trovano ingredienti migliori.
Vuoi le ricette complete?È in uscita il libro Le Ricette di Sloweb di Mauro Munzi, con un’introduzione di Marco Pozzi e una postfazione di Pietro Jarre.In uscita. Cercalo in libreria e negli store online.
Un blocco aperto, destinato a crescere. Ogni volta che un fatto di cronaca digitale tocca la vita di qualcuno, Sloweb ne fa una ricetta: informa, spiega, prende posizione e lascia al lettore qualcosa da fare. Le uscite restano qui, in ordine di pubblicazione, e ognuna si legge qui per intero, e si può stampare e citare.
Il blocco si aggiorna a ogni uscita. Per aggiungerne una basta una scheda fra i marcatori §PP-CARDS e una voce nell'indice.
✦ Le Ricette di Sloweb ✦·13 settembre 2026
SovranitàDominiDiritti
Undici giorni per cancellare venticinque anni di internet italiana
La rete che crediamo nostra è in concessione, e la concessione può essere revocata in una settimana da una società privata di un altro continente.
11 giorni
dalla designazione statunitense come entità terroristica allo scioglimento del collettivo
Giuseppe vive attivamente la vita del suo quartiere, vivace comunità alla periferia di una grande città. Segue con attenzione l'attività del Comitato dei Cittadini, quando può partecipa alle riunioni nella biblioteca comunale, e partecipa alle iniziative per migliorare le condizioni di vita di quel pezzo di città. Ma da qualche giorno, avverte un sottile disagio: quel Comitato non lo informa più, non gli arrivano nella mailing list a cui si è iscritto le lettere dei suoi concittadini che denunciano un malfunzionamento della raccolta dei rifiuti, o il mancato ripristino di un lampione che si è spento, e si chiede, ma cosa è successo? Il comitato dei cittadini si è sciolto? E la risposta gli arriva dalle notizie; no, è stato semplicemente imbavagliato, messo a tacere da un potere lunatico lontano migliaia di chilometri, e che formalmente non ha alcun rapporto giuridico con lui.
Quella mailing list, come le caselle di posta, i siti e i blog di migliaia di comitati, sindacati di base, redazioni e associazioni italiane, viveva su Autistici/Inventati, un collettivo che da venticinque anni offriva gratuitamente spazi di rete sottratti alla mercificazione dei dati. Il 26 agosto 2026 l'ufficio sanzioni del Tesoro statunitense ha designato quel collettivo come organizzazione terroristica; il giorno dopo il circuito di pagamento ha sospeso il suo conto; il 28 agosto il registro che amministra i domini «.org», una società privata della Virginia, ha spento il nome autistici.org; il primo settembre la banca ha bloccato in via cautelare il suo conto corrente. Il 6 settembre il collettivo ha annunciato la propria fine, per non esporre a conseguenze penali e finanziarie le persone e i gruppi che ospitava. Sono bastati undici giorni.
Nessuno ha mai deciso di chiudere il Comitato di Giuseppe. Nessuno, a migliaia di chilometri di distanza, sapeva che esistesse.
«Nessun giudice ha deciso nulla. Hanno deciso tre intermediari privati, ciascuno per prudenza, ciascuno per non rischiare; la somma delle loro cautele ha spento un pezzo di società civile italiana.»
Il punto che Giuseppe ha intuito da solo è quello che conta di più: con la società della Virginia non ha mai firmato nulla, e non ha firmato nulla nemmeno il suo Comitato. Un nome di dominio non si compra, si prende in concessione, e la concessione risponde alla legge del paese dove ha sede chi la amministra; lo stesso vale per il conto corrente, per il circuito con cui si raccolgono le donazioni, per lo spazio dove stanno gli archivi. Ogni anello di quella catena appartiene a qualcun altro, e ciascuno di quegli anelli, messo davanti al rischio di una sanzione, sceglie per prima cosa di tutelare sé stesso. In gergo bancario la chiamano riduzione del rischio: nessun ordine, nessun processo, nessuna sentenza; soltanto una serie di decisioni prudenti prese da privati, la cui somma produce il silenzio che Giuseppe ha trovato nella sua casella di posta.
Sloweb chiede che i registri dei domini rispondano a garanzie di terzietà internazionali e che il quadro normativo europeo indichi con chiarezza fin dove arriva la responsabilità di un intermediario tecnico o finanziario; chiede anche che la stessa severità riservata alle piccole realtà associative valga per le grandi aziende tecnologiche, che di responsabilità sistemica continuano a risponderne assai poco. Le sei leve che seguono servono a questo, e servono a una cosa più immediata: mettere ogni comitato, ogni associazione e ogni redazione nella condizione di sapere dove abita e di potersi trasferire per tempo, prima che qualcun altro decida di spegnere la luce.
Inquadramento
Il problema in cifre
Anni di attività di A/I25
Dalla designazione alla chiusura11 giorni
Intermediari che hanno deciso3, tutti privati
Provvedimenti di un giudicenessuno
Tre livelli di risposta
🇪🇺
Regolamentazione: terzietà dei registri dei domini, perimetro certo della responsabilità degli intermediari.
🏢
Organizzativo: nome, dati e archivi sotto legge europea, e sempre esportabili.
👤
Individuale: scelte consapevoli e solidarietà con chi viene colpito.
Le leve di cambiamento
01
🌍
Pretendere registri dei domini terzi
I domini «.org» sono amministrati dal Public Interest Registry, società con sede in Virginia, e rispondono quindi alla legge statunitense. Chiediamo che i registri che servono l'Europa rispondano a garanzie di terzietà internazionali, con procedure trasparenti e la possibilità di un ricorso prima dello spegnimento, non dopo.
02
⚖️
Definire fin dove arriva la responsabilità dell'intermediario
Un registro di domini, un circuito di pagamento e una banca hanno interrotto un servizio senza che nessun giudice lo avesse ordinato. Il quadro normativo europeo deve indicare con chiarezza quando un intermediario tecnico o finanziario può sospendere un rapporto e quando invece deve attendere un provvedimento per farlo.
03
🇮🇹
Portare nome, dati e archivi sotto legge europea
Il «.it» è assegnato dal Registro .it, che ha sede a Pisa presso l'Istituto di informatica e telematica del CNR; l'archiviazione deve risiedere su fornitori di cloud europei. La pubblica amministrazione, che custodisce i dati di tutti, dovrebbe dare l'esempio per prima.
04
📦
Rendere reversibile ogni dipendenza
Esportazione periodica della posta, dei siti e delle liste in formati aperti; l'elenco degli iscritti tenuto fuori dalla piattaforma; un secondo canale già acceso e conosciuto. Per un comitato di quartiere, l'elenco della mailing list scaricato ogni mese è la differenza fra un trasloco e uno sfratto.
05
🏦
Non dipendere da un solo conto e da un solo circuito
Le donazioni raccolte su più canali, un rapporto bancario di riserva, il bonifico come alternativa sempre disponibile ai circuiti privati di pagamento. Chi vive di piccoli contributi non può permettersi un unico punto di rottura.
06
✊
Mobilitarsi quando capita a qualcun altro
Il caso ha già prodotto un'interrogazione al Parlamento europeo. Le interrogazioni, gli appelli e l'adesione alle organizzazioni che difendono i diritti digitali, da Sloweb a European Digital Rights, sono l'unica misura di sicurezza che non si compra e non si installa.
📅 Undici giorni: come si spegne una comunità
Dalla designazione statunitense allo scioglimento del collettivo, agosto e settembre 2026
Designazione OFAC come organizzazione terroristica
giorno 0 26 agosto
Il circuito di pagamento sospende il conto
giorno 1 27 agosto
Il registro dei domini spegne autistici.org
giorno 2 28 agosto
La banca blocca in via cautelare il conto corrente
giorno 6 1 settembre
Il collettivo annuncia lo scioglimento
giorno 11 6 settembre
📅
giorno 0giorno 11 — la fine
Nessuno di questi passaggi è stato preceduto da un provvedimento giudiziario. L'8 settembre l'associazione ha presentato ricorso d'urgenza contro la banca.
🌐
Lo sapevi?
Il «.org» non è un bene comune. Lo amministra il Public Interest Registry, società con sede in Virginia, e risponde perciò alla legge statunitense: ogni associazione italiana che registra un «.org» accetta senza saperlo una giurisdizione straniera, e con essa il rischio che una decisione presa a migliaia di chilometri le tolga il nome con cui si presenta al mondo.
Cinquecentoventi richieste di allacciamento alla rete elettrica, novantasei gigawatt in più di quelli già allacciati, e un paese che non ha ancora deciso quanta corrente voglia destinare ai data center.
160 volte
la potenza in più che gli operatori hanno chiesto alla rete, rispetto ai data center già in funzione in Italia
C’è un cartello di cantiere all’angolo di un campo, in fondo a una strada comunale dell’hinterland milanese. Riporta il nome del proponente, gli estremi del permesso, la superficie interessata: 228.000 metri quadrati. Il contadino che lavora quel campo e la famiglia della cascina di fronte leggono «data center» (il capannone pieno di computer dove vengono conservati ed elaborati i dati e dove si eroga l’intelligenza artificiale) e non trovano, in nessuna riga, quanta elettricità assorbirà l’impianto, quanta acqua preleverà, quante persone ci lavoreranno. Nessuna norma obbliga a scriverlo lì.
Le cifre generali, quelle, si conoscono. A metà 2026 gli operatori hanno depositato a Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, 520 richieste di nuova connessione per 96 gigawatt di potenza ulteriore, mentre i data center in funzione in Italia sono circa duecento e assorbono 0,6 gigawatt: la potenza che viene chiesta vale centosessanta volte quella installata. La stessa Terna considera davvero realizzabili al 2030 fra 1,5 e 2 gigawatt ulteriori: fra due volte e mezzo e tre volte quanto è oggi in funzione, e poco più del due per cento di quanto è stato richiesto. Una domanda così fuori scala è il modo con cui gli operatori si assicurano più opzioni: la stessa richiesta si presenta su più siti, si occupa un posto nella coda di allacciamento e si sceglie dopo dove costruire.
Le motivazioni della corsa si rinvengono nei bilanci delle grandi aziende tecnologiche. Google, Microsoft, Meta e Amazon hanno annunciato per il 2026 investimenti in conto capitale per 725 miliardi di dollari, il 77 per cento in più dei 410 miliardi del 2025. Nessuna impresa immobilizza somme di quell’ordine per vendere un servizio al prezzo che si forma su un mercato concorrenziale: le immobilizza per occupare una posizione dove la rendita di monopolio è assicurata. Il modello di business consiste nel vendere previsioni di comportamento, che sono poi il prodotto dell’intelligenza artificiale; per produrle servono dati registrati, rivendibili e accumulabili, in quantità crescente; e i data center sono il luogo di quell’accumulo.
«Il data center è il casello di questa economia, e il pedaggio lo incassa il proprietario dell’impianto, e la big tech che lo utilizzerà.»
A terra resta un conto che il governo stesso rende pubblico: il campus riconosciuto come strategico a Zibido San Giacomo e Lacchiarella, due comuni della città metropolitana di Milano, vale 5,3 miliardi di investimento e, a regime, 200 posti di lavoro diretti, il rapporto fra capitale e lavoro di una centrale elettrica. Il suolo si consuma subito: nel triangolo fra Lacchiarella, Siziano e Zibido gli insediamenti occupano già 700.000 metri quadrati, il campus annunciato da Apto a Lacchiarella ne aggiunge 228.000 e quello di Bornasco, in provincia di Pavia, altri 165.000. Le aree industriali già dismesse potrebbero accogliere una domanda anche più grande, ma quei suoli e le falde sotto di essi sono spesso contaminati, e la bonifica ha costi elevati e soprattutto tempi di completamento molto incerti; i costi vanno messi in capo a chi propone l’impianto.
Poi c’è l’acqua, e qui la parola consumo copre tre casi diversi. Un impianto può prelevare acqua e restituirla in falda secondo le prescrizioni di legge; può raffreddarsi con un circuito chiuso, che una volta caricato non consuma più nulla; oppure può dissipare il calore evaporando acqua in atmosfera, e allora l’acqua viene consumata davvero. Antonio Baldassarra, amministratore delegato di Seeweb, calcola che con l’evaporazione servano 14,6 milioni di litri l’anno per ogni megawatt installato. Nell’agosto del 2026 l’Autorità di bacino del Po ha dichiarato la severità idrica alta e in Lomellina l’acqua per le risaie è stata distribuita a turno: è la stessa provincia dove si costruisce il data center di Bornasco.
Le norme arrivate finora regolano il come e mai il quanto. La legge delega approvata dalla Camera il 24 febbraio 2026 dichiara questi insediamenti di interesse nazionale e accorcia le procedure; la legge regionale lombarda del 3 giugno premia il riuso delle aree dismesse senza imporlo. Nessuna delle due stabilisce quanta potenza il paese intenda destinare a questo uso, in quali aree e a servizio di quali utenti, e un gigawatt destinato alla pubblica amministrazione, alla sanità, alla scuola e alle imprese italiane non è la stessa cosa di un gigawatt destinato a vendere capacità di calcolo a clienti di un altro continente. Sloweb chiede che i decreti attuativi della delega si occupino di questo, con le sei richieste che seguono.
Inquadramento
Il problema in cifre
Potenza dei data center in funzione0,6 GW
Potenza chiesta alla rete in più96 GW
Suolo agricolo dei nuovi progetti120 ettari
Acqua per ogni MW, se si evapora14,6 mln di litri/anno
Tre livelli di risposta
🇮🇹
Regolamentazione: i decreti attuativi della delega fissino il quanto e il per chi, la misura pubblica dei consumi e gli obblighi su acqua, suolo e calore.
🏛️
Organizzativo: il comune metta nella convenzione urbanistica quello che la legge non impone, dal bilancio idrico alla garanzia finanziaria per lo smantellamento.
👤
Individuale: accesso agli atti e osservazioni nei procedimenti aperti, finché i termini sono aperti.
Le leve di cambiamento
01
📟
Misurare prima di autorizzare
Consumo elettrico, prelievo idrico, fonte di approvvigionamento e riuso del calore di ogni impianto sopra i 500 kilowatt, dichiarati ogni anno e pubblicati in forma consultabile, come la direttiva europea sull’efficienza energetica già impone verso la banca dati europea. E valutazione di impatto ambientale piena, con i tempi ordinari, invece dei termini dimezzati di oggi.
02
🗺️
Programmare il carico, non subirlo
Un piano nazionale, dentro un indirizzo europeo, che stabilisca quanta potenza destinare ai data center, in quali aree e con quale ordine di tempo, e che dia la precedenza alla capacità che serve la pubblica amministrazione, la sanità, la scuola e le imprese italiane.
03
📐
La taglia la decide il territorio
La potenza autorizzabile in un sito commisurata al suolo e all’acqua che quel territorio può reggere: si parte dalla disponibilità locale di terreno e di risorsa idrica e si fissa di conseguenza il limite dell’impianto, invece di adattare il territorio alla taglia che il proponente ha già deciso.
04
💧
L’acqua non è tutta uguale
Un bilancio idrico vincolante che distingua il prelievo con restituzione in falda, il circuito chiuso e la dispersione in atmosfera: tariffe di attingimento che scoraggino il primo, divieto del terzo. Una licenza a perdere per un impianto di calcolo non può costare come quella per uso agricolo.
05
🏗️
La garanzia prima del cantiere
Chi apre un impianto di trattamento dei rifiuti o costruisce un impianto a fonti rinnovabili presta una garanzia finanziaria per il ripristino dei luoghi. Un data center da centomila metri quadrati, che a fine vita può restare un capannone vuoto su suolo impermeabilizzato, oggi non la presta.
06
🔌
I costi di rete a chi li genera
Allacciamento e rinforzo della rete costano, e la domanda dei data center vale l’88 per cento della nuova potenza chiesta da tutti i grandi consumatori industriali. Quella spesa va messa a carico del proponente, invece di finire nelle tariffe pagate da famiglie e piccole imprese.
⚡ Quello che è stato chiesto, quello che si può fare
Potenza dei data center in Italia: richieste di connessione presentate a Terna, confrontate con la rete che c’è
In funzione oggi (circa 200 impianti)
0,6 GW
Realizzabile al 2030, stime Terna
2 GW
Richieste a fine 2024
30 GW
Richieste a giugno 2025
50 GW
Richieste a luglio 2026
96 GW
⚡
096 gigawatt richiesti
Le richieste di allacciamento non sono progetti, e lo stesso operatore ne presenta più d’una su siti diversi. La distanza fra le ultime barre e le prime due misura quanto poco quelle domande dicano sul futuro, e quanto invece dicano sulla pressione esercitata sui comuni, uno per uno.
💧
Lo sapevi?
Un data center dissipa in calore quasi tutta l’elettricità che consuma, e se quel calore viene smaltito evaporando acqua servono 14,6 milioni di litri l’anno per ogni megawatt installato. Nell’agosto del 2026, mentre in Lomellina l’acqua per le risaie veniva distribuita a turno, nella stessa provincia si firmavano i permessi per nuovi impianti.